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VILLA RENDENA

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Porte di Rendena è nato dalla fusione dei Comuni di Villa Rendena, Darè e Vigo Rendena e dalle frazioni di Verdesina e Javrè.

E' questo l’ imbocco meridionale della Val Rendena.

Nella parte più profonda del solco di valle confluiscono tre alte convalli solitarie: la Vallina, la Valletta Alta, la Val Dossà. In quest’ultima sorge il bivacco Dosson, spartano ricovero a 2300 m, sotto il Passo delle Vacche, valico per la Val Daone.

Dal paese di Villa Rendena si raggiunge la Malga Rosa a 1550 m di altitudine.

VILLA RENDENA

dare'

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Darè si trova sul fondovalle del fiume Sarca ed è parte del Parco Naturale Adamello Brenta, costeggia la strada statale della Rendena. 

Da visitare Casa Cüs, riallestimento di una casa contadina di dimensioni monumentali.

DARE'

VIGO RENDENA

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Vigo Rendena è in parte arrampicato sulle pendici orientali del Corno Basso ed in parte adagiato sulla piana di fondovalle, a margine di un’ampia zona agricola.

Il patrono di Vigo Rendena è San Lorenzo, festeggiato il 10 agosto.

Dal centro del paese si imbocca la strada per la selvaggia e bellissima Val San Valentino che conduce ai piedi del Carè Alto.

VIGO RENDENA

pelugo

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Il paese di Pelugo si espande perlopiù sulla sinistra della provinciale, all'imbocco della pittoresca Valle di Borzago, lungo le pendici orientali del piccolo Monte Calvario, chiamato anche "Castellac" o "Castel Pagan", a ricordare l'antico maniero che la leggenda vuole distrutto da Carlo Magno durante il suo passaggio in Rendena . Per redimere quel luogo maledetto si sarebbe costruita la chiesetta di San Zenone al monte, giunta fino ai giorni nostri grazie ad alcuni importanti lavori di conservazione e ristrutturazione. Malgrado il furioso incendio che il 3 marzo 1922 distrusse l'intero paese, Pelugo conserva alcuni caratteri dell'antico borgo medioevale, riconoscibili maggiormente nei "canton" (rioni) di Cionca, Berna e Castel.
A nord, l'abitato è limitato dal corso del Rio Bedù di Pelugo che nasce dai ghiacciai del Carè Alto e di Niscli e dopo aver percorso l'intera Valle di Borzago sfocia nel Sarca.

Lungo la Statale si trova la chiesa cimiteriale di Sant'Antonio Abate, affrescata dai Baschenis.

PELUGO

spiazzo

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Il Comune di Spiazzo comprende anche le frazioni di Borzago, Ches, Fisto e Mortaso.

Si trova a metà Valle 

Il Patrono del Paese è San Vigilio che in questo luogo, dove adesso sorge la Chiesa, subì il martirio il 26 giugno 405.

Nell'abitato di Spiazzo sorge il Museo della Guerra Bianca Adamellina, notevole collezione di reperti del fronte Adamello-Carè Alto raccolti e conservati dall’Associazione storico-culturale della Guerra Bianca Adamellina 1915-18 di Spiazzo Rendena. Collabora con la SAT e la Soprintendenza ai Beni Culturali della Provincia di Trento per il recupero dei materiali e dei siti storici riemersi dai ghiacciai dell’Adamello.

SPIAZZO

strembo

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Le origini di Strembo sono molto remote. Si presume che esistesse già prima del 1300 e la tradizione narra che, prima del paese di Strembo, ci fosse un piccolo abitato in località "Afcei", risalente al 1150 circa, fra i paesi di Strembo e Mortaso. Ripide stradine intersecate da androni e ampie case antiche giudicariesi caratterizzano questo paese, le cui occupazioni principali sono l´industria del legname, l´allevamento e le confezioni di carni insaccate. Sede del Parco Naturale Adamello-Brenta, è il luogo ideale dove praticare tennis, mountain bike, pesca ed escursioni per ogni esigenza.
Agli inizi del secolo Strembo era famoso per il suo vecchio campanile: era talmente basso che la chiesa attuale lo sovrastava di un bel po’. I rendenesi raccontavano che quelli di Strembo di notte lo portassero in chiesa per evitare che venisse rubato. I giovani di allora, piuttosto risentiti per questa presa in giro, visto che ormai era stato costruito, nel 1927, il nuovo campanile, abbatterono quello vecchio. Allora in paese quasi tutti possedevano delle capre che dalla primavera all´autunno venivano radunate giornalmente ai "Tampleli" dove il "cavrer", con il suo corno in spalla e l´immancabile bastone, conduceva al pascolo. Soprattutto in autunno e in inverno molti capi famiglia diventavano "moleti" e giravano con la "mola" ad arrotare coltelli e forbici.

Nel mese di dicembre in paese si svolge la manifestazione "Una serata tra i purcei" con degustazione di piatti tipici del luogo nei "volt" delle antiche case del paese.

STREMBO

ibocenago

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Passando tra le strade di Bocenago si noteranno le tipiche case in stile rustico rendenese decorate con portali, fontane in granito, pitture sacre murali. Ristrutturazioni recenti danno ancora più valore al patrimonio storico del paese. 

Dalla chiesa parrocchiale di S. Margherita, costruita nel medioevo, si può ammirare gran parte della Val Rendena grazie alla sua posizione elevata. 
Il paese è ideale d’estate per giri in mountain bike e per fare passeggiate ed escursioni, dalle più facili alle classiche vie del Brenta.

A Bocenago si può praticare anche il golf nel Golf Club Rendena, 25.000 mq di green immerso in uno splendido scenario.

Bella e suggestiva la Cascata del Masanel raggiungibile dal sentiero che parte dal centro del paese.

Il 15 agosto in paese si svolge la Sagra "Vecchia Rendena - Come eravamo", rassegna dei mestieri di una volta.

BOCENAGO

caderzone terme

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Cultura, storia e natura caratterizzano il paese montano di Caderzone Terme che ha saputo armonizzare al meglio la sua tradizione prevalentemente contadina con un'offerta turistica unica!
Immerso nel Parco Naturale Adamello Brenta ed a solo 3 chilometri di Pinzolo, Caderzone Terme offre l'ambiente ideale per una vacanza in montagna all’insegna del benessere, della famiglia e dello sport.

La località si distingue per un ricco calendario di eventi e manifestazioni che unito alle azioni intraprese dal comune in merito alla gestione, all’educazione ambientale, alla tutela del paesaggio ed all'accoglienza di qualità hanno permesso l'assegnazione del marchio di qualità turistico-ambientale "Bandiera arancione" del Touring Club Italiano.

La bellissima Piana di Caderzone con i vecchi masi e le stalle rappresenta un luogo di forte richiamo per gli appassionati di bike e trekking.

Dal paese si sale a varie località di montagna e ai bellissimi laghi di San Giuliano e Garzonè.

IN centro paese si trovano le Terme col Borgo Salute e il Wellness.

Il Museo della Malga in paese e il Museo Agricolo del Batista presso l'Agritur Maso Pan nella piana meritano una visita per conoscere le usanze contadine del luogo

CADERZONE TERME

giustino

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L'antica immagine di Giustino era senz'altro quella di un villaggio tipicamente alpino. All'inizio del secolo le sue case avevano ancora la parte superiore interamente in legno e i grandi tetti erano ricoperti di “scàndole”. Il nucleo storico del paese è tuttora caratterizzato da belle case, incorniciate dal timpano ligneo e dalle larghe gronde adornate da portali e finestre di granito e da pitture sacre parietali; le fontane di pietra, gli androni, gli orti, i noci prospettano un tipico quadro altorendenese, mentre le nuove abitazioni lo hanno portato a formare un tutt'uno con Pinzolo.
L'industria del turismo ha acquistato qui, infatti, grande importanza e il territorio comunale ricade in gran parte nel Parco Naturale Adamello-Brenta. Assai vicino alle vette dolomitiche del Gruppo di Brenta ed alla Valle di Genova, Giustino da anni ormai si è dotato di valide strutture ricettive e di infrastrutture che richiamano sempre più turisti, non solo dall'Italia, ma anche dall'estero, sia in estate che in inverno.
La chiesa parrocchiale di Santa Lucia, menzionata nel 1212, fu ricostruita nel XV secolo, ampliata nel 1592 e rimaneggiata nel 1866: non mostra quasi nulla del primitivo edificio romanico e del successivo gotico. I due portali sono granitici, come il basamento del campanile ottocentesco. L'interno è ad una navata, rinascimentale, con mezze colonne ed arconi di granito. Notevole è l'altar maggiore, ligneo e scolpito, dorato e dipinto: è considerato un capolavoro del bresciano Stefano Lamberti e fu a lui commissionato nel lontano 1530 dalla comunità di Giustino. Nell'arco di trionfo ci sono due affreschi sovrapposti, testimonianze del ciclo di Simone Baschenis del 1535: sotto la “Morte della Madonna”, sopra la “Nascita di Gesù”. Due altari lignei seicenteschi si trovano ai lati. Sulle vetrate dell'abside è rammentata l'emigrazione rendenese.

GIUSTINO

massimeno

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Il più piccolo Comune del Trentino ed è pure uno dei comuni meno popolati di tutta l´area alpina, a causa anche dello spopolamento avvenuto con le emigrazioni del primo dopoguerra. Il paese è l'unico, in Val Rendena, situato su di un terrazzo laterale al solco del Sarca, sulle pendici occidentali del Monte della Costa di Nambì (m 1803), disposto attorno all'ampia piazza in vista della valle e del massiccio dell'Adamello-Presanella.
Il territorio del Comune è piuttosto esteso: dal versante vallivo verso il Sarca, ai 3354 metri del Monte Làres. Al margine del terrazzo si trova la chiesa della Madonna di Loreto del 1758 (ricostruita nel 1862). Dalla fontana in granito della piazza si sale al dosso della chiesetta medievale di San Giovanni Battista, un tempo con eremita, decorata nel 1534 da Simone Baschenis. Resti di affreschi (Crocifissione) sono visibili sulla facciata est; il S. Cristoforo affrescato con santi e paesaggio rendenese, sullo sfondo si trova a sinistra del grande portale granitico. Altare ligneo di bottega locale del XVI secolo con aggiunte barocche all'interno.
Da Massimeno si diparte una vecchia mulattiera che sale ai fienili di Plan e alla Malga Movlina, quest'ultima situata a 1746 metri. Dalla fontana della piazza ci si inerpica sulla dorsale boscosa con una serie di tornanti. Dopo un piccolo capitello si giunge ai fienili di Plan, a quota 1588 metri; proseguendo per la strada forestale ci si porta sul crinale di Malga Movlina, balcone di vasti pascoli aperto sull'Adamello e sul massiccio del Vallón, nelle Dolomiti di Brenta.

MASSIMENO

pinzolo

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Pinzolo è situato al fondovalle tra maestose montagne e nei pressi della confluenza dei due maggiori rami del Sarca (Sarca di Genova e Sarca di Campiglio), nel punto in cui la piana alluvionale raggiunge la sua massima ampiezza. Celebre centro del turismo alpinistico già all'inizio del secolo, nel secondo dopoguerra si è espanso urbanisticamente, fino a coinvolgere tutto il fondovalle da Giustino a Carisolo. E' luogo turistico invernale ed estivo, base di partenza per ascensioni e traversate nel Gruppo Adamello-Presanella, nelle Dolomiti di Brenta e nel Parco Naturale Adamello-Brenta.
L'economia è fiorente anche per l'industria e l'artigianato del legname, il commercio, l'allevamento del bestiame e l'industria alimentare.
La storia medioevale conosce Pinzolo attraverso documentazioni scritte a proposito della sua storia economica e religiosa e soprattutto per la presenza di una delle prime Compagnie dei Battuti del Trentino. L'archivio comunale di Pinzolo conserva una recente versione dello statuto della Confraternita; tuttavia questa lasciò un nucleo di testimonianze ben più ampio e concreto della sincerità e del fervore che la ispiravano. I Battuti erano una congregazione religiosa formata da laici dediti a una spiritualità fatta di lunghe orazioni, di severe penitenze e di azioni sociali e caritative.
L'importante chiesa cimiteriale dedicata oggi a San Vigilio ha origini antiche: risale probabilmente a prima del Mille; nei primi decenni del XVI secolo le sue dimensioni erano ridotte. Nel 1539 Simone Baschenis ne decorò la parete sud eseguendovi il famoso Trionfo della Morte con la relativa Danza Macabra, i Sette Peccati Capitali e la Resurrezione di Cristo.
Nel 1823 nacque a Pinzolo Nepomuceno Bolognini, una delle figure più rappresentative del Risorgimento trentino. Egli fondò, nel 1882, nel suo paese natale, la SAT - Società Alpinisti Tridentini, approfondì e divulgò la conoscenza della storia e del folclore di Pinzolo. Coerentemente alla sua vocazione turistica e montana, nel 1952 fu costruito qui il primo Corpo di Soccorso Alpino italiano, grazie all'opera di Angiolino Binelli.
La prima guerra mondiale ebbe uno dei suoi più importanti teatri nella zona dell'Adamello e non risparmiò il paese di Pinzolo, sia in termini di morti che di pericoli e di difficoltà. Peraltro la povertà dell'intera Val Rendena e di Pinzolo spinsero, soprattutto all'inizio del secolo, molti dei suoi abitanti ad abbandonare la loro terra, emigrando alla ricerca di lavoro e di un minimo di benessere. Agli arrotini di Pinzolo, i “moléte”, che girarono il mondo con la mola ad affilare coltelli e lame nel 1969, fu eretto un monumento all'entrata del paese.
Del territorio comunale fanno parte anche le frazioni di Sant'Antonio di Mavignola (1120 m) e di Madonna di Campiglio, adagiata a 1550 metri di quota, nella bellissima conca tra il gruppo delle Dolomiti di Brenta e i ghiacciai dell'Adamello e della Presanella, lanciata turisticamente nella seconda metà del secolo scorso. La “perla del Brenta” venne trasformata nel ricercatissimo luogo di soggiorno per la nobiltà e la ricca borghesia austriaca e mitteleuropea. Tra i suoi ospiti, nel 1889 e nel 1894, ebbe addirittura la principessa Sissi e l'imperatore Francesco Giuseppe.
Nel Parco Adamello-Brenta, 450 km di sentieri di montagna possono sembrare nude cifre; soltanto chi li percorre a piedi, in mountain-bike o a cavallo percepisce le incredibili suggestioni che Madonna di Campiglio in estate offre ai suoi frequentatori. Bastano pochi passi fuori dal centro abitato per immergersi in un girotondo di laghi, vallette, ruscelli, malghe, rifugi, al cospetto delle vette maestose infuocate dal sole.

PINZOLO

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Posto in soleggiata posizione, all'imbocco della Val Genova, sulle pendici meridionali di Cima Lancia (m 2317). Il vecchio nucleo abitato si trova in sponda destra del Sarca di Campiglio, ai piedi della china in sommità della quale c'è la quattrocentesca chiesa parrocchiale di S. Nicola. La presenza di fontane in granito (elemento importante per l'economia del paese), pitture sacre murali, portali in granito e timpani lignei, ne fanno un paese caratteristico che, nel dopoguerra, si è allargato nel piatto fondovalle alluvionale del Sarca di Genova.
Nei pressi dell'abitato, in vetta alla rupe a picco sul Sarca, sorge l´antica chiesa di S. Stefano. Esisteva nel 1368 e fu riedificata nel XVI secolo. Sulla parete sud i famosi affreschi raffiguranti la vita di S. Stefano, la Danza Macabra, i Sette Vizi Capitali dipinti da Simone Baschenis nel 1519. All'interno, l'interessante affresco raffigurante il battesimo di un catecumeno somministrato da un papa alla presenza di Carlo Magno, documenterebbe la leggenda del passaggio di Carlo Magno in Val Rendena.
Sulla vetta di una rupe delle pendici meridionali della Cima Lancia biancheggia la caratteristica chiesetta di S. Martino, di origine medievale e custodita da un eremita fino al 1850.
Da Carisolo si diparte la strada che risale la Val Genova, il cui tratto iniziale ricade nel territorio comunale, fino a poco prima delle suggestive cascate del Nàrdis.

CARISOLO

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Sant'Antonio di Mavignola collocato sulla strada che collega Pinzolo-Carisolo a Madonna di Campiglio, nasce come un piccolo centro dove d'estate la popolazione di Pinzolo portava il bestiame a pascolare. Oggi, grazie soprattutto a molti interventi privati, sono sorte molte strutture ricettive e residence usati soprattutto per la stagione invernale.

Il patrono è Sant'Antonio Abate e si festeggia il 17 gennaio.

SANT'ANTONIO DI MAVIGNOLA

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I primi documenti scritti che citano Madonna di Campiglio ne fanno risalire la fondazione all'anno 1190; a quel tempo tal Raimondo, in espiazione dei suoi peccati, decise di fondare un monastero-ospizio rivolto all'assistenza del viandante. Il monastero-ospizio crebbe in fretta; a capo vi era un priore sacerdote (tra gli altri, il priore Lombardo nel 1234, Federico nel 1292, Bartolomeo nel 1315 …). All'apice della sua parabola storica, attorno al 1450, arrivò a contare 20 monaci e 5 suore. Il monastero era ben conosciuto in regione e, grazie ai lasciti dei fedeli, raggiunse una notevole ricchezza. “No ghè mond, che la Madona de Campèi no gabia fond” recitava un antico adagio. Dopo la sua soppressione, nel 1515, per Campiglio iniziò un lungo periodo di declino fino al 1868, allorquando Giovanni Battista Righi, un imprenditore rendenese, ne acquistò i ruderi dal Capitolo della Cattedrale di Trento, proprietario fino a quel tempo di quanto rimaneva dell'antico istituto trentino. Con Righi - fondatore dello "Stabilimento Alpino", primo albergo moderno del paese - Campiglio rinacque a nuova vita. Giovanni Battista Righi realizzò inoltre nel biennio 1874-75, interamente a sue spese e contro il volere dei suoi contemporanei, l'attuale "strada vecchia", prima carrozzabile in grado di unire Campiglio con Pinzolo e il resto del mondo.

Nel 1872 Campiglio ospitò la fondazione della SAT.

A Righi succedette Franz Josef Oesterreicher; con quest'ultimo Campiglio divenne, sul finire dell'Ottocento, meta privilegiata dell'aristocrazia europea e asburgica. A Campiglio giunse l'imperatrice Elisabetta d'Austria, nota come Sissi, che vi trascorse due periodi di villeggiatura, nel 1889 e poi nel 1894. Sissi risiedette all'Hotel des Alpes, affittando i due piani superiori. In questa seconda occasione Sissi fu raggiunta a Campiglio dal consorte, l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. A questo periodo risale il primo tentativo di lancio della località nel mondo degli sport invernali; nel 1910 un gruppo di "skiatori" inglesi risalì il vicino Monte Spinale, per testarne le potenzialità sciistiche.

La prima affermazione della località trentina nell'ambito del turismo invernale avvenne però solo dopo il 1930, grazie alla realizzazione dell'attuale statale che permise di rompere l'isolamento del paese durante i mesi freddi. Al 1936 risale la realizzazione del primo impianto di risalita del paese, la "slittovia del Belvedere", seguito nel 1937 dalla sciovia Campo Carlo Magno-Spinale. Tra il 1938 e il 1942 Campiglio è stata inoltre sede dei "littoriali della neve e del ghiaccio".

La stagione turistica invernale per Campiglio divenne una realtà consolidata però solo dopo gli anni cinquanta, che videro l'affermazione del turismo di massa e l'arrivo degli sciatori richiamati dalle piste dello Spinale, di Pradalago, della 5 Laghi e del Grostè.

MADONNA DI CAMPIGLIO
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